Le 8 cose che (DEVI) sapere sui PIR

PIR (Piani Individuali di Risparmio) un’occasione per le PMI e per te risparmiatore.

I piani individuali di risparmio (o PIR), introdotti dall’ultima legge di bilancio, sono stati creati come forma di investimento a medio termine, per veicolare i risparmi verso le imprese italiane, e in particolare verso le piccole e medie imprese.

Si tratta, in buona sostanza di un paniere, un contenitore, al cui interno si possono inserire degli strumenti finanziari di varia natura, come azioni, obbligazioni, fondi ecc.

Il contenitore e di conseguenza anche gli strumenti al loro interno, dovranno avere delle caratteristiche peculiari:

  1. Dovranno investire almeno il 70% in aziende italiane di cui almeno il 30% devono essere aziende di piccole e medie dimensioni
  2. Possono essere sottoscritti solo da cittadini italiani
  3. Hanno una durata predefinita di almeno 5 anni (per evitare speculazioni)
  4. Se rispetti le regole, non pagherai le tasse o le imposte di successione

 

– Come funzionano

Nel contenitore, secondo le tue necessità personali, (da qui l’importanza di un consulente esperto che ti assista) potrai far confluire diverse tipologie di strumenti che potranno essere:

  • Azioni
  • Prestiti Obbligazionari
  • Polizze
  • Fondi comuni d’investimento
  • Derivati

TUTTI questi strumenti dovranno investire:

Almeno il 70% del loro valore complessivo in strumenti finanziari anche non negoziati in mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione emessi o stipulati con imprese che svolgono attività diverse da quella immobiliare, che siano residenti in Italia o in Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti allo spazio economico europeo, ma con stabile organizzazione in Italia.

FONTE: Legge, 11/12/2016 n° 232, G.U. 21/12/2016

Per approfondire leggi qui: Senato normativa PIR Art. 1 commi 100-114

Del sopracitato 70% una quota del 30% verrà investito in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB. Si tratta quindi delle Startup e delle piccole imprese che in questo modo avranno la possibilità di accedere a fonti di finanziamento alternative al canale bancario.

Non sono ammessi all’interno di un PIR

  • Strumenti stipulati o emessi del settore immobiliare
  • Strumenti stipulati o emessi con soggetti residenti in Stati o territori inseriti nella Black List

 

 – Durata

Il piano PIR prevede una durata minima di 5 anni per poter beneficiare degli sgravi fiscali. Nella realtà, i 5 anni decorrono da ogni versamento annuo e quindi l’investimento ha una durata di 10 anni.

Mi spiego meglio: il versamento risalente al 2017, scadrà nel 2022, quello del 2018, nel 2023 e così via. Quindi, quello del 2022 scadrà nel 2027.  Tutto questo per evitare tentazioni speculative e beneficiare degli sgravi fiscali.

Non è prevista una durata massima. Il piano scade comunque in caso di:

  • Disinvestimento,
  • Revoca
  • Conversione o switch tra comparti
  • Trasferimento all’estero dell’intestatario
  • Premorienza

Nel caso in cui non si fosse rispettato il limite temporale dei 5 anni, si applicheranno le ordinarie imposte sui redditi medio temporali percepiti dell’investitore, aumentate degli interessi:

 26% + interessi

 – Vantaggi Fiscali

Adesso la parte più gradevole, gli sgravi fiscali! Bene, se ti mantieni un PIR per più di 5 anni, semplicemente non pagherai il capital gain (le tasse) sugli strumenti utilizzati che al momento ti ricordo sono determinati nella misura del 26%

 

– Come si attiva un PIR

Devi anzitutto possedere un conto corrente, dal quale prelevare la liquidità. I PIR possono avere 1 solo intestatario e non possono essere cointestati. Il PIR non può essere sottoscritto in più Istituti Bancari.

 

NB:

Per attivare un PIR l’intestatario deve essere necessariamente persona fisica, quindi niente partita IVA e deve essere fiscalmente residente in Italia.

Ogni cliente deve rilasciare un’autocertificazione con la quale dichiara di non essere titolare di un altro PIR presso altro intermediario.

 

In questo passaggio è determinante la presenza di un consulente professionista che ti indichi gli strumenti più adeguati per te in termini di rischio/rendimento e proporzionati al tuo patrimonio.

 – I Costi

I costi possono variare anche di molto da un Intermediario ad un altro, da un piano ad un altro in base anche al tipo di strumenti che deciderai di inserire nel contenitore.

Le spese di sottoscrizione una tantum sono del 3% e le commissioni di gestione partono dall’1,4% fino al 2,00%.

Presta molta attenzione perché diverse Banche prevedono anche delle commissioni di performance, pertanto mai come in questo caso diviene fondamentale l’assistenza di un consulente esperto che ti possa indirizzare verso un piano PIR che sia idoneo alle tue disponibilità ed esigenze specifiche.

 

 

 – Quanto investire?

In un piano PIR puoi conferire al massimo 30.000 euro per anno solare ( 1 Genn. 31 Dic.) fino ad un massimo complessivo di 150.000 euro. E’ ammessa anche la formula PAC (Piano Accumulo Capitale) quindi potrai accedere con versamenti ricorrenti.

Si possono investire più quote nel corso dell’anno, purché al 31 Dicembre non si siano superati i 30.000 euro.

Il PAC consente anche di versare le quote “a rate” frazionando il capitale i tanti versamenti più piccoli secondo schemi prefissati.

 

– Fiscalità delle minusvalenze

Le minusvalenze generate all’interno di un piano PIR sono deducibili dalle plusvalenze realizzate all’interno del piano fino al quarto anno successivo.

Le minusvalenze di un fondo PIR non verranno certificate il cliente riceverà la certificazione solo al momento della chiusura della posizione.

 

 – In caso di successione

In questo caso il PIR è totalmente esente dalle imposte successorie. I benefici fiscali non sono però trasferibili agli eredi.

Le quote di un fondo PIR del de cuius verranno trasferite alla posizione intestata agli eredi secondo le regole usuali. Le quote saranno tassate o meno in base al periodo di vita del PIR in esame, se ha una vita maggiore o minore di 5 anni.

 

 – Conclusioni

Il PIR a mio avviso rappresenta un’ottima occasione per accantonare del denaro, anche in un’ottica di pianificazione successoria, per sfruttare la grande opportunità offerta dall’esenzione delle imposte.

Attenzione però alla struttura, al tipo di strumenti selezionati ed anche ai costi, per questo ti consiglio caldamente di rivolgerti al tuo consulente di fiducia, se non ne hai uno chiamami liberamente e vedrò come aiutarti.

Dimmi la tua, ritieni il PIR una soluzione di risparmio interessante? Non ne sai ancora abbastanza e vorresti approfondirne la conoscenza?